Il Vetro e dintorni

di
Michele Zampedri

Murano nella pianta prospettica di Jacopo de'Barbari. A sud, il rio dei Vetrai con i tre ponti.Venezia, Museo Correr.

 
 

Il vetro: tra arte e mistero.

Fin dai tempi antichi l’uomo ha sempre prestato al vetro una attenzione quasi mistica, attribuendo alle trasparenze di questo materiale qualcosa di magico e soprannaturale. I maghi delle leggende solevano predire il futuro attraverso una sfera di cristallo, i chimici ed alchimisti studiavano i prismi alla continua ricerca della pietra filosofale che tramutasse il metallo in oro; una magia che nasce dal fuoco, alla stessa maniera con cui il fuoco partoriva, nella credenza popolare, l’Araba Fenice, il mitologico uccello dalle piume d’oro, sinonimo di bellezza.

Ancor oggi, al visitatore che viene a Murano, si ripresentano gli stessi scenari che nei secoli hanno ispirato scrittori e leggende. Infatti la struttura delle fornaci è rimasta inalterata nel tempo, e la tecnologia è presente solo in piccoli dettagli, tutto ciò è dovuto all’attaccamento che i maestri hanno sempre dimostrato verso le tradizioni che, come un orologio, hanno sempre scandito il tempo negli oltre mille anni di storia del vetro a Venezia. Si “battono” le stesse canne e si usano gli stessi strumenti che vengono forgiati sapientemente nelle officine fabbrili sorte nell’isola che, insieme ad altre piccole attività, ne hanno fatto uno dei centri dell’imprenditoria veneziana.

Le origini dell’arte vetraria a Venezia risalgono a prima del millenario e ciò è confermato anche da un documento in cui viene menzionato un monaco benedettino, tale Domenico detto “Fiolario” (Phiolario), un fabbricante di fiale per uso casalingo. Non si ha nessuna certezza sulla forma di queste fiale, non essendone arrivata nessuna, ne intera, ne a frammenti, ai giorni nostri. Possiamo solo ipotizzarne l’aspetto da alcuni documenti iconografici. La tecnica di lavorazione era quella della soffiatura eseguita con quegli strumenti che le attività vetrarie tardo-romane avevano tramandato. Si può presumere che inseguito le tecniche si siano affinate a Venezia più che altrove in Europa per i contatti commerciali che i Veneziani avevano con il vicino Oriente e, soprattutto con i paesi di antica tradizione vetraria quali i fenici, i siriani e gli egiziani. Tale tradizione, rinnovata nelle celebri fornaci islamiche, costituì un’occasione per ricomporre conoscenze e tecniche occidentali ed orientali, così da conferire alla produzione lagunare quelle particolarità che l’hanno resa così importante nel mondo nel corso dei secoli. Ancor oggi tale produzione è ai vertici mondiali per qualità della produzione e rinnovamento di forme.

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