Il Vetro e dintorni

by
Michele Zampedri

Bicchiere " The Fairfax Cup " Venezia, tardo sec. XV.

Il vetro: tra arte e mistero. (pag.2/2)

Intanto la vecchia Amurianum, così era stata denominata l’isola in onore di una delle porte di Altino, cresceva di prestigio tanto da non essere considerata una delle isole di Venezia, ma godeva di una certa indipendenza dalla Signoria. Tale privilegio le venne assegnato in virtù dell’attività delle fornaci che si erano lì installate e, conseguentemente, per l’importanza economica che Murano cominciava ad avere nel tessuto sociale della Serenissima. Con l’editto dogale promulgato dal Doge Tiepolo nel 1291, l’isola di Murano fu dichiarata vera e propria area industriale e divenne ben presto anche la capitale della produzione vetraria mondiale. Il doge era rappresentato da un Podestà affiancato da un consiglio popolare detto Arengo; tra gli altri privilegi che le furono assegnati si ricordano il Libro d’Oro, dove erano iscritte le maggiori famiglie, il conio delle “oselle”, la conservazione del simbolo (il gallo che porta in groppa la volpe e tiene nel becco una serpe) e la straordinaria concessione che le famiglie muranesi avevano di imparentarsi con i nobili veneziani. L’affinità fra Venezia e Murano è curiosamente testimoniata anche dalla morfologia delle due “città”, che presentano gli stessi campi, calli, rii interni e addirittura il Canal Grande che le attraversa.Si é sentita la necessità, poi, di costituire un ordinamento del ciclo produttivo, dall’acquisto delle materie prime, alla formazione delle maestranze e alla difesa del prodotto.

La trascrizione di queste regole, dal latino classico a un linguaggio più usuale, avviene prima della metà del ‘400 con la stesura e approvazione delle “Mariegole della arte dei verieri de Muran”, conservata al Museo Correr di Venezia, rilegato con una copertina di velluto e argento (rilegatura del XVII sec.), le pagine manoscritte e la raffigurazione di S.Antonio Abate, protettore, sul frontespizio. Alla categoria dei vetrai che si dedicavano ai vetri soffiati o cavi, si aggiunsero, poi, gli specchieri, fabbricanti di lastre da specchio, ma anche per quelle da finestre con la ben nota tecnica dei rui (rulli) legati a piombo; la categoria dei margheritieri, fabbricanti di perle o conterie. Il nome conteria si pensa venisse dall’usanza di trattarle quasi come denaro contante considerata la sua larga diffusione nei paesi dove la Repubblica Serenissima praticava il commercio. Tutte le specialità erano rappresentate nel consiglio interno che veniva eletto ogni anno, ed era composto da proprietari di fornaci e i maestri. Il consiglio detto Comparto, eleggeva due Soprastanti, che avevano l’incarico di vegliare nel rispetto delle leggi. Tali rappresentanti facevano riferimento al Gastaldo Maggiore. All’arte dei vetrai in genere, si unì in seguito il comparto sussidiario degli “Stazionieri”, cioè venditori ai quali veniva affidato l’incarico dello smercio dei prodotti. Attorno alle fornaci nascevano le gerarchie che governavno l’attività produttiva della “piazza” con i maestri, garzoni e garzoneti, serventi e serventini e, i non meno importanti forcelanti, figure queste che erano alle dirette dipendenze del maestro al quale prestavano sempre un doveroso rispetto, vedendo in lui non solo un insegnante, ma, soprattutto, un maestro di vita.

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