Glossario



BALOTINA

Così chiamasi in Venezia un Battello leggero, preparato ad uso della corsa nelle regate e nel quale han posto solamente 4 rematori. Sappiamo per tradizione che questa specie di Barchetta fu chiamata Balotina dall’uso che ne facevano gli antichi cacciatori Veneziani, andando con essa in valle ad uccidere gli smerghi colle pallottole di terra cotta dette volgarmente ‘Balote’, ch’essi tiravano colla balestra. Dicevano ‘Bàlar’ o ‘Sbàlar’ gli smerghi, l’ucciderli colle pallottole.

BISSONA
Chiamasi da noi una Barchetta leggera a guisa di Battello, a otto remi, che s’addobba sfarzosamente all’occasione delle regate e di altre pubbliche comparse, per andare in regata. Bissona dicesi poi per motteggio ad una Donna impennacchiata perché le Bissone sono ornate di pennacchi.

BUCINTORO
Bellissimo naviglio e ricchissimo per profusione d’intagli, di dorature, di velluti, che la Repubblica usava nelle solenni occasioni di pubbliche comparse, trovandosi di lui cenno anche ai tempi del Doge Pietro Tradonico. Sin dall’anno 1311 il Bucintoro era mosso a rimorchio, poi a forza di remi.
L’ultimo fu varato il 12 gennaio 1728. Era lungo 34.800 metri, largo 7,308 metri, alto 8,352 metri. L’altezza era divisa da una coperta, in due piani, di guisa che essendo maggiore la parte elevata di quella immersa, non facevasi uso del naviglio se non quando il mare e il cielo fossero stati tranquilli e sereni.
Aveva 42 remi mossi da 168 operai scelti dell’Arsenale. Barbaramente e scioccamente bruciate nel 1798 dagli occupanti francesi le parti dorate di questa storica nave, il Bucintoro fu armato con 4 grossi cannoni, cambiando il nome in quello di ‘IDRA’, per servire alla difesa della laguna e come prigione per le ciurme.
In questi tempi si parla di ricostruire questa fantastica imbarcazione: molti sono i veneziani che asseriscono essere impossibile l’impresa, non essendoci pervenuti i piani dettagliati di costruzione e mancando, soprattutto, carpentieri all’altezza.
E’ incerto se ‘Bucintoro’ derivi da ‘Bucio’ o ‘Buzo’, particolare naviglio il quale una volta arricchito di sculture dorate può avere assunto il nome di ‘Bucio d’oro’ e da qui ‘Bucindoro’ e poi ‘Bucintoro’; altri lo fanno derivare dal latino ‘ducentorum’ o meglio da un naviglio adatto a duecento uomini, termine corrotto poi in ‘bucentorum’”.

GONDOLA
Navicello pressoché domestico per il gran uso che si è fatto e si fa a Venezia. Le prime gondole erano delle barchette coperte di un panno di colo vario o fiorito, sostenuto da assicelle piegate ad arco! Ma siccome in questo modo poco, o nessun riparo trovava chi sedeva in gondola contro i rigori delle stagioni, nel XVI secolo la copertura si rese più solida e durevole. Le gondole vennero poi addobbate di panni ricchi a dismisura e si ornarono da poppa a prora di due curvi ferri guarniti di piccole punte. Questo lusso parve eccessivo al Magistrato dei tre ‘Provveditori alle Pompe’ e lo si volle frenare: al termine di quel secolo tutte le gondole vennero coperte di un panno grosso di lana ed assai ordinario che si chiamava ‘rascia’ e si stabilì che il detto panno dovesse esser sempre di colore nero. Nel XVIII secolo, tolto il ferro di poppa, riformato quello di prora e fatte alcune modifiche non più per lusso ma per una migliore comodità, la gondola fu portata a quella semplice perfezione, mediante la quale, con qualsiasi tempo, bello o brutto, si poteva girare per i canali della città sempre in comodità. Ai giorni nostri questo uso della copertura per le gondole non esiste più, ma l’imbarcazione resta uno dei maggiori simboli della città lagunare.

MACHINA
In tempo di Regate, si chiama così il gran palco che si allestiva nella svolta del Canal Grande tra il Palazzo di Casa Foscari e quello di Casa Balbi, all’imboccatura del Rio di S.Pantaleone, dove presenziavano, come a un tribunale, tre giudici della Corsa, o Giostra, per l’assegnazione dei premi. Questo palco si formava ora a figura di giardino, ora d’una torre, o altrimenti, ed era sempre nell’addobbo e nello sfarzo, magnifico, e conveniente allo spettacolo nazionale. Sul palco erano sistemate quattro bandiere destinate ai primi quattro che avrebbero raggiunto con la gara l’arrivo in prossimità della Machina: la prima di color rosso, la seconda verde, la terza celeste e la quarta gialla, in cui stava dipinto un porcellino; un porcellino in carne ed ossa veniva per davvero donato a questi ultimi da parte della società dei macellai. Ognuna delle bandiere, nell’ordine citato, teneva appesa all’asta una borsetta col denaro rispettivo del premio d’arrivo. La Machina non veniva sempre posta nello stesso luogo: nel 1641 era di fronte a Ca’Pesaro a S.Eustachio, nel 1686 alla Dogana de Mar e nel 1740 in bocca del Rio di S.Polo.

PEOTA
Barca propriamente usata nella navigazione fluviale, mossa da 4, da 6 e da 8 rematori, ed usata pure nella circostanza delle Regate; veniva allora adornata molto riccamente e magnificamente.


CAORLINA
barca a sei rematori usata un tempo dagli ortolani delle isole.

COPPANO
barca ad otto remi, l’attuale caiccio.

COPPARIOLA
barca per la pesca delle cappe in laguna.

FISOLERA
barca da laguna ad un remo.

FUSTA
piccola galea con un solo albero che poteva anche esser mossa a remi.

GALERA/GALEA
nave spinta da remi e vele; era una nave da guerra agilissima.

GALIAZZA
la maggiore di tutte le galee da combattimento.

MALGHEROTTA/MARGHEROTA
barca poco più corta della Bissona ma della stessa forma, snella ed ornata elegantemente; aveva sei vogatori.

MASCARETA
barca a due rematori.

PALASCHERMO
tipo di grossa imbarcazione al servizio del bastimento.

PUPPARIN
piccola imbarcazione da laguna ad uno o due remi.

SCIABECCO
antico veliero a tre alberi, usato anche in guerra.

SCOAZZERA
barca per la raccolta dei rifiuti.

SQUERO
cantiere, officina nella quale si costruiscono e riparano imbarcazioni.


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