L'architettura a San Giorgio



L'accorgimento potrebbe inoltre avere una ragione pratica. Come rileviamo dalle incisioni settecentesche, nelle visite annuali del doge si costruiva, per la processione, una specie di portico coperto da una tenda che si allacciava appunto ai sopraddetti piedistalli. In tal modo le grandiose colonne, che soprastavano, rimanevano visibili per tutta la loro altezza. La ragione della pianta a croce latina è da attribuire ai benedettini, ma la planimetria di San Giorgio Maggiore è tipica, nella sua ambiguità, del tardo Rinascimento, riecheggiando, si direbbe, quella di Antonio da Sangallo il Giovane per la chiesa di San Pietro, oppure quella riprodotta nel Trattato di architettura di Sebastiano Serlio. Ma San Giorgio Maggiore riflette pienamente la sensibilità religiosa dell'eopoca umanistica, che aveva spostato l'accento dalla coscienza del peccato originale e della conseguente corruzione della natura umana, verso il concetto dell'uomo crewato ad immagine di Dio e quello dell'armonia del mondo. Non più, quindi, il senso oppressivo dell'architettura medioevale romanica, nè la tensione di quella detta gotica, nè le penombre rischiarate dal misterioso lucicchio delle vetrate, bensì chiese chiare e spaziose, caratterizzate dall'ampio respiro, dalla simmetria, dalla pacata e uniforme diffusione della luce. L' "ordine colossale" delle colonne, che domina la struttura di San Giorgio, non era affatto una novità. Palladio si è ispirato all'architettura tardo romana e, in specie, alle terme di Agrippa, Nerone, Caracalla e Diocleziano


menù




Copyright ©Antonio De Vecchi - hosted by BP2 srl