Storia dell'isola



Da “insula Memmia” a “isola dei cipressi”.
Ai tempi dell’imperatore romano Augusto la laguna di Venezia era molto diversa da come la si vede oggi, ma fin da allora si può dire che le rotte fluviali che dalla terraferma portavano al mare passassero per l’isola oggi denominata di San Giorgio Maggiore, chiamata allora insula Memmia a motivo delle proprietà terriere che la nobile famiglia romana vi possedeva.
Più tardi, nel IX secolo, venne costruita nell’isola di fronte alla Piazza, divenuta nota come “isola dei cipressi”, una chiesetta in legno e mattoni intitolata a San Giorgio Maggiore (per distinguerla da quella che già sorgeva nell’isoletta di San Giorgio in Alga), per volontà dello stesso Doge, che la pose sotto la proprietà della Dogale Basilica di San Marco, condizione in cui rimase fino a quando il Doge Tribuno Memmo - correva l’anno 982 - la donò ad un monaco.
Era questi Giovanni Morosini, tornato da Cussano dove aveva conosciuta e professata la “Regola” di San Benedetto e desideroso di istituire anche a Venezia un monastero benedettino; chiese di poterlo fondare vicino alla chiesa di San Giorgio, dove si trovavano solo acque e paludi. Morosini divenne il primo Abate dell’isola e vi costruì un monastero molto capace, che sotto la sua direzione divenne presto luogo di ritiro spirituale per moltissimi giovani, la maggior parte dei quali appartenevano alle famiglie più nobili; tra coloro i quali rimasero sull’isola per abbracciare l’istituto monastico si annovera in particolare lo stesso Doge Tribuno Memmo (che alcuni storici vorrebbero invece costretto a farsi monaco a furor di popolo tra i religiosi di San Zaccaria). Di sicuro vi è invece che il Morosini abbia avuto tra i suoi scolari San Gerardo Sagredo Vescovo e Martire. Dopo aver servito per venticinque anni da guida e modello per i suoi monaci l’Abate Morosini morì nel 1012 con tale reputazione che i veneziani gli attribuirono il titolo di Beato









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