Visita a San Giorgio



Dalla sagrestia si accede alla Cappella dei Morti ove vennero custodite le ossa dei benedettini raccolte nel corso della demolizione e si presume che corrisponda all'entrata dell'antica chiesa. La pala dell'altare è di Jacopo Tintoretto, una delle ultime opere del Maestro. Lo snodarsi della composizione in ritmi ondulati, vista con la piatta prospettiva verticale dei primitivi, acquista qui un valore patetico, quasi ad esprimere l'abbandono dello spirito al dolore. Solo il deterioramento del colorito può giustificare le riserve formulate dai critici sulla paternità di questo capolavoro. Al di sopra della cappella è costruito il coro notturno dei monaci, al quale si accede per una scala a chiocciola, sita all'inizio del corridoio. E' un ambiente celebre, in quanto servì al Conclave che elesse, nel 1800, papa Pio VII. Gli stalli portano i nomi dei relativi cardinali e, in una vetrina, si trovano i cimeli del Conclave. La pala d'altare è un "S.Giorgio che uccide il drago" di Vettore Capaccio. I due chiostri sono ora sede del Centro di Cultura e Civiltà della Fondazione Cini; la ripristinata foresteria è stata adibita a vari istituti specializzati per lo studio delle civiltà veneziana; il refettorio palladiano viene ora utilizzato come aula magna. La parte più antica di tutto il cenobio si San Giorgio Maggiore è costituita dal dormitorio e dal chiostro dei Buora, con la relativa sala capitolare. Sappiamo che nel 1443 trovò rifugio a San Giorgio Cosimo de' Medici, esiliato a Venezia con tutta una corte di amici e clienti, fra i quali il celebre architetto Michelozzo Michelozzi, che costruì la biblioteca benedettina, distrutta poi nel 1616 per sistemare il chiostro palladiano "dei cipressi". Attiguo a queste costruzioni è il refettorio. Entrando nel vestibolo, un senso di grandezza assale il visitatore: la porta imponente, che si staglia sull'indistinto bianco chiarore della parete, sembra fatta su una misura superumana che ricorda la basilica romana dedicata a San Salvatore di Spoleto. Nel vestibolo, attribuita al Palladio, si trova una bassa espansa scalea che serve da distacco al refettorio che una volta ospitava la grandiosa tela "Le Nozze di Cana" ora al Louvre. Nel 1630 Baldassarre Longhena, architetto della Salute, rifece l'ala della biblioteca e nel 1642 inserì in quella dell'appartamento dell'abate il monumentale scalone. I saloni dell'abate di San Giorgio Maggiore accolsero Enrico III re di Francia, la regina Maria Casimira di Polonia, Giuseppe II, Francesco I, Federico I, imperatori d'Austria e molti altri. Dalla finestra serliana del grande salone dedicato oggi a Giovanni XXII, nel 1800 diede la sua benedizione "Urbi et Orbi" Pio VII appena proclamato Papa.


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