La Storia
  Inizialmente costruito come castello nel IX secolo, fu trasformato sotto il dogado di Sebastiano Ziani (1172-78) come residenza dogale che accoglieva anche il Maggiore e Minore Consiglio e alcuni uffici della magistratura. Ai primi del 1300 fu ampliato e i lavori durarono fio al 1463; l'edificio, originariamente di stile bizantino, amalgamò le forme gotiche, che rispettarono l'iniziale configurazione del palazzo in una serie di volumi pieni al piano superiore, caratterizzati da una parete piena poco finestrata decorata a motivi geometrici con pietre bianche e rosa, e vuoti al piano inferiore, caratterizzati da una lunga serie di colonne, impreziosite da capitelli (secoli XIV e XV) per la maggior parte oggi conservati presso il Museo dell'Opera di Palazzo. Il Palazzo fu vittima di numerosi incendi (1484 e 1577, anno in cui fu distrutta la Sala del Maggior Consiglio e con essa i teleri dei maggiori pittori del tempo) che comportarono la ricostruzione di parti di esso (opera di Antonio da Ponte e Antonio Rizzo) rispettando l'aspetto architettonico d'origine. Oggi è adibito a esposizioni e ospita uffici della Soprintendenza per i Beni Ambientale e Architettonici di Venezia. Le due facciate che danno sul molo e sulla piazzetta misurano 70 metri; hanno poche finestre a ogiva contornate da preziosi balconi dei primi del '400 (Dalle Masegne) e del 1536 (Scarpagnino e Sansovino). Dalla nona arcata della loggia della facciata che dà sulla piazzetta che si distingue per il colore rosso del marmo delle colonne, venivano lette le sentenze di morte.